Rimborso Imu quota stato, come fare la domanda

Imu, cosa deve fare un contribuente nel caso abbia versato più del dovuto

L’infinita vicenda Imu annovera un nuovo capitolo per i contribuenti che abbiano versato un acconto allo Stato e al Comune non dovuto a causa dei successivi interventi sull'aliquota dell'imposta da parte dell'ente locale. Potranno chiedere il rimborso direttamente al Comune che, come per lo Stato, effettuerà lui stesso le relative regolazioni nel caso in cui il contribuente avesse versato somme in eccesso.

Lo precisa la risoluzione 2/DF della direzione legislativa tributaria e federalismo fiscale del dipartimento delle Finanze del Mef. Infatti, come recita anche la risoluzione, "l'Imu è un tributo comunale, nonostante la destinazione di una quota di gettito del tributo allo Stato". Allo Stato è riservata una quota d'imposta pari alla metà dell'importo calcolato applicando alla base imponibile l'aliquota base dello 0,76%, ovvero la parte di Imu destinata allo Stato, su base annua, è pari allo 0,38 per cento.

La quota Imu riservata allo Stato non è dovuta nel caso di immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibiti ad abitazione principale dei soci assegnatari e degli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP e altri istituti comunque denominati; nel caso di unità immobiliari che, per effetto di disposizioni regolamentari, sono considerate direttamente adibite ad abitazione principale, possedute a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che le stesse non risultino locate; nonché quelle possedute dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risultino locate; nel caso di immobili posseduti dai comuni nel loro territorio; nel caso della casa coniugale assegnata all'ex coniuge.

Per accertamento, riscossione, rimborsi, sanzioni e interessi si applicano "le disposizioni vigenti in materia di imposta municipale propria". Se al Comune spettano le somme, spetta anche l’attività di accertamento e riscossione. Cosa avviene quindi nei casi di erroneo versamento dell’imposta? I casi sono diversi. Nel caso in cui il versamento allo Stato e al Comune da parte del contribuente non fosse dovuto, il cittadino è in credito con entrambi e potrà  ottenere il rimborso presentando un’unica istanza al Comune a cui spetterà verificarne la spettanza. Nel caso di versamento allo Stato di una quota Imu dovuta al Comune, il contribuente vanta un credito solo nei confronti dello Stato, avendo versato una quota erariale superiore al dovuto: per ottenere il rimborso deve presentare un’istanza al Comune.

L’importo richiesto sarà pari alla differenza tra la somma versata in più allo Stato e quella dovuta al comune. Se in sede di saldo la quota Imu comunale è stata versata per intero, il cittadino formulerà la richiesta di rimborso dell’intera somma versata in eccedenza allo Stato. C’è poi il versamento allo Stato di un importo non dovuto. Poniamo il caso che, per errore, il contribuente abbia versato allo Stato una somma non dovuta ma in occasione del pagamento del saldo Imu, pur tenendo conto di quanto versato allo Stato, abbia pagato la differenza a favore del Comune. In tal caso dovrà presentare all’ente locale un’istanza evidenziando che il saldo è stato versato tenendo conto anche della somma mal pagata allo Stato.

Poniamo poi il caso del versamento con erronea indicazione del codice tributo ovvero quando il contribuente indica erroneamente il codice tributo relativo all’immobile assoggettato all’imposta. Si determina, quindi, una diversa distribuzione dell’imposta tra Stato e Comune e saranno gli enti beneficiari a dover disporre delle relative regolazioni finanziarie; è inutile, in ottica di correzione, fare richiesta all’Agenzia delle Entrate, in quanto l’Imu è un tributo comunale.

Infine, c’è il versamento con erronea indicazione del codice catastale da parte dell’intermediario. In tal caso colui che crea il problema, ovvero l’intermediario presso il quale è stato presentato il modello F24 (banca, Poste Italiane spa, agente della riscossione) che ha riportato in maniera errata il codice catastale del comune dove è situato l’immobile, su richiesta del contribuente, in base alle vigenti disposizioni, deve richiedere l’annullamento del modello F24 per poi rinviarlo con i dati corretti. Sarà poi la Struttura di Gestione dell’Agenzia delle Entrate a sistemare la base informativa e a trasmettere ai Comuni interessati i dati complessivi delle operazioni.

Il Comune dovrà effettuare i rimborsi entro 180 giorni dalla presentazione dell’istanza. Tra i casi più spinosi c’erano le case degli anziani ricoverati permanentemente in altre strutture. Ai Comuni infatti è stato possibile assimilare ad abitazione principale le case di proprietà di disabili o anziani ricoverati permanentemente in una casa di riposo, avendo in questo caso lo Stato rinunciato alla sua quota di spettanza. Nel conguaglio di dicembre bisognava calcolare l’imposta su questa tipologia di immobile esclusivamente con le modalità previste per l’abitazione principale.

Quindi, a giugno le case di coloro che avevano trasferito la residenza all’ospizio, dovevano essere tassate come seconde case con un versamento al Comune e uno allo Stato. Ma se, al saldo di dicembre, il Comune ha equiparato la casa ad abitazione principale, il versamento era dovuto solo al Comune. Quindi, come recuperare i soldi versati indebitamente? Il versamento allo Stato può essere dedotto dal totale dovuto a dicembre, e il rimborso dell’eccedenza va richiesto con domanda al Comune.