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Pensioni, governo studia uscite selettive per attenuare fine quota 100

·2 minuto per la lettura
La bandiera italiana accanto alla bandiera dell'UE davanti all'ufficio del presidente del Consiglio di Palazzo Chigi

di Giuseppe Fonte e Angelo Amante

ROMA (Reuters) - Il governo prepara un nuovo intervento sul sistema pensionistico italiano per garantire a gruppi selezionati di lavoratori un canale di uscita a 62 o 63 anni anche dopo la fine di quota 100, secondo fonti governative.

Tra le nazioni con la più alta incidenza della popolazione anziana, l'Italia spende in pensioni più di ogni altro Paese europeo dopo la Grecia. La spesa pubblica in istruzione è invece tra le più basse.

Sponsorizzata tre anni fa soprattutto dalla Lega, oggi nella maggioranza che sostiene il governo del premier Mario Draghi, quota 100 permette da gennaio 2019 a dicembre 2021 di accedere a un regime di pensionamento anticipato con 38 anni di contributi versati e almeno 62 anni di età.

Ma da gennaio 2022 torneranno in vigore i più severi requisiti della riforma Fornero di fine 2011, che ha alzato l'età per la pensione di vecchiaia a 67 anni.

Per ammorbidire il cambiamento di regime, il ministero dell'Economia punta ad ampliare la platea dei beneficiari della cosiddetta Ape sociale, una prestazione che consente a disoccupati, caregiver, invalidi e persone sottoposte a lavori gravosi di andare in pensione a 63 anni.

Un'altra opzione allo studio consiste nel garantire un pensionamento anticipato sempre con almeno 62 anni ma solo per alcune limitate categorie di lavoratori, con requisiti più severi di quota 100 e ovviamente un assegno ridotto, riferiscono le fonti.

Il piano complessivo allo studio ha un costo superiore a 2 miliardi di euro e, salvo sorprese, è destinato a vedere la luce con la legge di Bilancio per il 2022, attesa in Parlamento entro il 20 ottobre.

Secondo le stime del Tesoro, dal 2019 il rapporto tra spesa pensionistica e Pil è aumentato repentinamente raggiungendo un picco pari al 17% nel 2020.

Nel biennio 2020-2021, il tasso di incremento della spesa pensionistica, al netto dell'indicizzazione ai prezzi, è crescente e pari a circa il 2% medio annuo e risulta a livelli superiori rispetto al periodo precedente la riforma del 2011 2000-2011), si legge nella Nota di aggiornamento al Def pubblicata il mese scorso.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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